Abitavamo ancora a Roma era uno dei primi anni che eravamo lì nella nostra casa all'EUR con un bel giardino di cui amavo tanto tagliare l'erba in primavera. Era un giardino pieno di piante ma non di piante ornamentali che si mia mamma ogni tanto piantava dei fiori ma era poca roba più che altro erano arbusti che poi divennero alberi che davano anche frutti e anche squisiti tenuto conto che ci trovavamo in città. C'erano cachi, prugne verdi (che mio papà da buon meridionale chiamava susine) poi c'erano albicocche squisite... ma i miei preferiti erano i cachi sono sempre stati i cachi e quando arrivava ottobre ne facevo una scorpacciata. Ancora oggi mi piacciono molto; una mia nipotina me ne ha regalato uno alla volta e mi ha davvero commosso perché aveva capito quanto faceva piacere al nonno. Gli alberi poi crescevano sempre di più qualche anno fa ho rivisto quello che era un piccolo abete che noi ornavamo per Natale che praticamente era diventato una sequoia.
Saranno stati i primissimi anni 70 forse e io ero un adolescente molto timido e chiuso in quel mio mondo familiare spesso in quel giardino appunto. L'ho rivisto quel giardino qualche anno fa e ovviamente mi è sembrato tanto piccolo, perché invece a un bambino o ad un adolescente 350 metri quadri di prato e alberi sembrano un mondo incantato e infinito. Avevo difficoltà di digestione da qualche tempo e nessuno capiva perché probabilmente era solo emotività o disagio in quel mio piccolo mondo familiare e adolescenziale.
Ricordo che avevo la faccia gialla e anche gli occhi e tutti dicevano che avevo l'epatite... càspita che nome importante "chissà se muoio" pensavo allora.
Venne anche il dottore quei dottori di famiglia di quell'epoca, i dottori della mutua, che disse ai miei genitori di mettermi in una stanza da solo per qualche tempo e di fare delle analisi che probabilmente ero contagioso, avevo anche la febbre una febbre a 40 credo. Ci eravamo appena trasferiti da qualche anno da Milano e quindi non avevamo un nostro medico amico di famiglia da tanto tempo a cui rivolgerci come quando ero piccolo piccolo. Quando ero piccolo c'era un medico che conosceva mia madre da quando era ragazza aveva un nome interessante di origine polacca doveva essere un ebreo polacco si chiamava dottor Feryszka e aveva un profilo magro e distinto da musicista.
Il dottore di Roma era più sbrigativo era un signore sconosciuto, mi mise un po' di paura.
Di quei giorni, isolato in una stanza senza avere tanti contatti con i miei fratelli perché temevano che li contagiassi di chissà che cosa, ricordo che mi rilassai molto anche perché non dovevo andare più a scuola e il tempo sembrava che si fosse fermato per me per farmi riposare per farmi pensare. Mio fratello mi riforniva di fumetti, ne aveva tanti, anche i primi Tex, e mio papà invece ebbe l'idea di darmi qualche libro tra cui uno in particolare che era un corso di inglese che lui aveva seguito e che era tutto disegnato a vignette schematiche e si chiamava "English through pictures".
Quel libro ce l'ho ancora e tutto giallo e spaginato un po' a pezzi e qualche anno fa l'ho tutto fotocopiato in modo che ora ne ho una copia oltre all'originale quasi distrutto. Io avevo imparato bene il francese a scuola e lo parlo bene anche oggi ma per me l'inglese era una cosa nuova e mi divertivo molto a leggere tutte le figure di quel libro con quegli omini stilizzati che dicevano "io sono qui Tu sei là il tavolo è lì e sopra il tavolo c'è un gatto"... eccetera eccetera.
Fu lì che cominciai a imparare l'inglese e mi meravigliai di riuscire a capire finalmente tante frasi anche su altre riviste che leggeva mio padre mi fece molto piacere Mi sembrava di crescere.
Ma la particolarità di questo libro non era tanto il corso di inglese che comunque mi fece bene perché appresi un'altra lingua che non conoscevo ma soprattutto il fatto che avevo la prefazione in quasi cinquanta lingue diverse e questa prefazione insegnava come bisognava leggere pagina per pagina il libro schematicamente e quindi potevo confrontare tra di loro le lingue romanze, le lingue germaniche, le lingue slave, lasciando però ovviamente da parte alfabeti che allora non conoscevo ancora come il greco o gli alfabeti orientali.
Questa cosa qui di comparare le varie lingue in base ad un unico testo mi prese talmente tanto che quasi quasi dimenticai che stavo imparando l'inglese. E comunque l'inglese in quel mesetto di isolamento alla fine lo imparai.
The English through pictures, l'Allemand par images, English durch bilder, el Inglés mediante cuadros, ô Inglés a través de figuras, Engels door platjes, Engelsk gjennom billeder, Engelsk med hjälp af bilder, Angielski przez kwadraty...ecc...ecc...
Ero rimasto letteralmente assorbito per giorni e giorni da questa lettura e da questi confronti. Quasi mi sentivo un attore in una specie di commedia.
Probabilmente avrei dovuto prendere la strada degli studi linguistici o fare il fumettaro o ancora meglio l'attore. Ma qualche anno dopo mi persi per sempre all'università per fare piacere a mia madre rimasta vedova e non arrivai da nessuna parte.
Forse l'ho già scritto da qualche altra parte, fare i genitori non è per niente facile; i miei genitori avevano i loro problemi e i loro caratteri molto diversi. Tutti compiono errori, ma hanno cercato di farci vivere bene e io mi sento un ragazzo fortunato che ha vissuto nell'agio pur senza essere stato viziato come è successo a tanti miei amici, ex-compagni di scuola o parenti. Posso dire che il più grande pregio dei miei genitori è stata la grande libertà intellettuale. O almeno io la chiamo così. Ci hanno insegnato lo spirito critico in tutto e questa non è una cosa da poco in un mondo di tante pecore malgrado loro. Entrambi i miei genitori ci hanno insegnato a guardare dall'alto le cose, a non buttarsi in una fede, a non prendere tessere di partito, ad avere uno sguardo scettico ma anche ironico sul mondo senza prendere tutto troppo sul serio escluso ovviamente gli impegni presi e le responsabilità importanti!
Sul bene e sul male, sul giusto e lo sbagliato, sul bello e sul brutto sono stati sempre molto chiari e precisi. La guida tu ce l'hai dentro il tuo cuore e nessuno può cercare di deviare la tua strada dritta o minare il tuo senso di dignità e autostima. Papà poi era Magistrato dunque in un mondo dove tu nasci o guardia o ladro, bè noi tre fratelli siamo sempre stati dalla parte delle guardie. Questa cosa dell'indipendenza morale e intellettuale poi è stata molto importante. Qualcuno la poteva prendere allora come altezzosità ma non era così anzi noi tre ragazzi eravamo molto umili, eccessivamente sobrio, quasi francescani, e anche molto pieni di complessi rispetto agli altri, ma mantenevamo sempre e comunque questo atteggiamento distaccato e scettico senza prendere mai veramente parte nelle cose a meno che non si trattasse di cose importanti, ovvio.
Probabilmente riagganciandomi a quello che ho scritto prima questo era un privilegio dovuto anche alla nostra vita da benestanti. Certo se avessi dovuto zappare la terra fin da bambino o andare in fabbrica fin da adolescente avrei avuto un visione del mondo diversa, non so dire, fatto sta che io questo "distacco dalle cose" lo benedico e lo benedirò per sempre!
Allo stesso tempo e per i medesimi motivi tutto questo ha fatto sì che noi forse non ci si sia impegnati abbastanza a fondo nelle cose e qui arrivo al punto: avrei potuto essere quello che volevo ma non mi sono impegnato mai abbastanza a fondo e ho sprecato i miei talenti. L'unica cosa che mi ha preso veramente e che ho portato fino in fondo è stata la paternità, una cosa che mi ha preso il cuore da subito, mi ha fatto crescere e nella quale mi sono impegnato e mi impegno con tutto me stesso. Così come recentemente mi sono accorto di essere un buon nonno perché quando una cosa ti prende il cuore tu vai davvero fino in fondo e non risparmi le tue energie e tutto te stesso.