domenica 12 luglio 2026

RACCONTI DI LAURA

MARE MARE MARE

Treno Milano - Bellaria, 16 giugno 1976. 
È il compleanno di Enrica, e con le mie sorelle, sul treno festeggiamo lei, e la prima vacanza al mare da ragazze. 
La meta è Villa Esedra, una pensione di fronte al mare. Noi quattro nella stessa camera, le nostre mamme in un’altra.
Se una di noi sperava di farsi salvare da un bagnino muscoloso, sarà rimasta delusa: la nostra spiaggia ha un nome che non dà speranza. Bagno Silvana.
Disfatte le valigie, perlustrazione in spiaggia, con i jeans arrotolati in fondo per entrare in mare con i piedi. L’acqua è fredda e un po’ torbida, ma a noi sembra il mar dei Caraibi. 
Nel pomeriggio, spiaggia in costume, pelle candida. Dopo aver passeggiato sulla spiaggia fino a Igea Marina, navigato in lungo e in largo con il pedalò, e preso il sole sdraiate sui teli mare a pochi metri dalla riva, la pelle la sera è di un fucsia fluo.  
Col passare dei giorni, mentre la pelle si scuriva, si avvicinava la fine della vacanza. La tristezza veniva attenuata dalla promessa di tornare, stessa spiaggia stesso mare. 
In una delle vacanze che seguirono a Villa Esedra, ci invitò a giocare a pallavolo una comitiva che scoprimmo essere di Monza, e alcuni di loro abitavano in un palazzo a pochissima distanza da casa nostra. Con loro legammo subito, ed essendo un po’ più grandi, avevamo il permesso di uscire anche la sera. Passeggiavamo in centro, piadine e birra, che per noi tre sorelle avevano il gusto dell’emancipazione, dal momento che a Monza non eravamo mai libere di uscire. 
Una sera, gli amici proposero di andare a ballare. Figurati! Noi tre in discoteca… Enrica era più libera, ma noi… Allora tutti gli amici vennero con noi a chiedere il permesso alle mamme. E contro ogni previsione la mamma disse sì. Forse si lasciò convincere dalla faccia da brava ragazza di Luisella, o forse dagli occhi azzurri di Camillo, comunque era la fine del mondo! Finché, in discoteca sento mia sorella esclamare: “La mamma!” 
Vederle guardarsi intorno spaesate, lenì il fastidio di sentirsi controllate: “Volevamo vedere come sono queste discoteche, e quando abbiamo detto che volevamo solo salutarvi, ci hanno fatto entrare senza biglietto.” Che carini!!! 
Negli anni, oltre a Enrica sono venuti al mare Insieme a noi altri amici, come Lucia, che purtroppo oggi non è più con noi, Nicola nostro cugino, Anita, Laura, Pasquale, e loro hanno reso le nostre vacanze a Bellaria e Milano Marittima, davvero indimenticabili. Abbiamo conosciuto tanti amici, tra i quali un gruppo di ragazzi della provincia di Lodi. Il mio cognatino Enzo, marito di mia sorella Maria Chiara, era uno di loro. 
C’è un episodio che a distanza di anni mi fa ancora ridere come allora. Eravamo solo io e mia sorella Elisabetta, sedute nel nostro canotto nuovo. Una di fronte all’altra cerchiamo di remare, ma invece di spostarsi verso il mare più profondo, il canotto ruota su sé stesso. I remi, uno a testa, si intralciano, si scontrano, e noi, un po’ ridendo e un po’ no, ci accusiamo a vicenda di non saper remare. Ci sentiamo osservate, e questo essere ridicole ci fa ancora più ridere, ma ridere ci rende ancora più imbranate. A un tratto ci fa trasalire la voce del bagnino: “Posso aiutarvi?” chiede afferrando un remo “Avete sbagliato a montare i remi. Avete messo la parte corta dell’asta all’esterno, quindi le pale toccano appena l’acqua, e la parte lunga la tenete in mano. Ecco… così va meglio?” In un batter d’occhio li ha sistemati, e noi lo ringraziamo con gli occhi bassi, non tanto per la vergogna, che pure è grande, ma perché sappiamo che se li alziamo, e inostri sguardi si incontrano, quel grazie già tremolante sarebbe affogato in una risata incontenibile. Pensando alla risata soffocata di mia sorella, non riesco a stare seria. 
Dopo quella vacanza, ne abbiamo fatte altre al mare, la prima senza genitori è stata a Rapallo con i nostri cugini, e la ricordo con Il sapore di libertà e di focaccia. Ettore al volante della due cavalli azzurra senza tettuccio e i nostri capelli nel vento. 
L’ultima estate in cui ho sentito il rumore della risacca, è stata quella del 2002. Alice aveva un anno, io scendevo in spiaggia con la sedia a rotelle. e la voce instancabile del mare dell’isola d’Elba mi dava il benvenuto. Da allora l’ho guardato solo da lontano, e il suo colore mi dà pace. 
Il ritmo regolare del mio respiratore, che tanto ricorda la voce della risacca, mi fa sentire ancora adolescente, spiaggiata su un telo mare a ustionarmi al sole.

RACCONTI DI LAURA

MARE MARE MARE Treno Milano - Bellaria, 16 giugno 1976.  È il compleanno di Enrica, e con le mie sorelle, sul treno festeggiamo lei, e la pr...