venerdì 22 maggio 2015

Oggi, cent'anni fa.

OGGI, CENT’ANNI FA.


Leggo che la disposizione del governo è che per il 24 maggio prossimo, a cent’anni dalla guerra, tutti i palazzi pubblici d’Italia, dovranno esporre il tricolore italiano (insieme alla bandiera europea) in segno di festa. Vale per tutti i Comuni e tutte le Regioni, e ovviamente anche per la Provincia Autonoma di Bolzano (Alto Adige come la chiamò Napoleone sul modello dei dipartimenti francesi, o Südtirol come la chiama il suo piccolo e fiero popolo di lingua bavarese e non austriaca come tutti pensano), dove però si sono opposti tutti e non solo gli irredentisti più estremisti ma anche il moderato governatore attuale Arno Kompatscher che pure appartiene alla Südtiroler Volkspartei legata al PD partito di governo.

Ma io proprio non mi capacito che tra altri cento anni noi si possa essere ancora qui a festeggiare in un certo modo la Grande Guerra, guerra suicidio dell’Europa, prima guerra “moderna”in cui i soldati dovettero togliersi pennacchi, uniformi sgargianti e multicolori e abbandonare il “galateo” e le “regole civili” per vestire i lugubri panni grigi, verdi e marroni e sinistri elmi d’acciaio sulla testa e terrificanti maschere antigas, dovettero salire su carri armati o su fragili aerei di tela e legno. Non mi capacito insomma che si possa essere ancora qui a festeggiare la vittoria di una parte sull’altra, a dire che sono da ricordare e onorare i tanti morti macellati nel fango e nella neve per la continuazione del Risorgimento italiano e per gli interessi di Casa Savoia. Tra altri cento anni saremo ancora qui con la sfilata degli alpini, i bersaglieri, la “canzone del Piave”, i discorsi roboanti dei politici sornioni e furbacchioni e i tricolori su tutti i balconi? Allora non possiamo criticare chi si ribella, chi fa il naso storto, chi non ci sta,  non possiamo deridere gli schützen coi loro moschetti e con le loro usanze seicentesche e le loro processioni di crocifissi (come non se ne vedono più quasi neanche in Sicilia ormai) criticare le loro leggi ancora patriarcali e contadine, e la loro paura di piccolo popolo di perdere l’identità. La provincia di Bolzano più volte massacrata nella Storia da duchi, imperatori e re, non fu proprio liberata ma semmai annessa dai vincitori italiani, tradita quando cadde l’Impero austroungarico e poi una seconda volta vent’anni dopo dal piccolo e comico dittatore tedesco di origini austriache, Hitler, tutto pappa e ciccia con un altro piccolo comico e grasso dittatore italiano, di sangue romagnolo verace, Mussolini, in nome di un patto scellerato che condusse l’Europa all’inferno.

Oggi questa provincia di 500.000 abitanti non è più costituita solo da poveri contadini e pastori, oggi è una provincia tra le più ricche e prospere d’Europa grazie anche ad un modello di autonomia rispettosa delle minoranze che la Repubblica italiana ha saputo alla fine costruire e che serve da modello per tante altre realtà nel mondo, grazie al suo piccolo popolo tenace e laborioso, al turismo di qualità e ai prodotti alimentari di qualità, ed è molto probabile che questo successo sia dovuto anche al fatto di essere politicamente autonoma, né austriaca, né svizzera, né bavarese, né completamente italiana, e io vorrei tanto che già oggi dopo cento anni si festeggiasse per ricordare i morti macellati e per onorare i vivi di un’ Europa diversa e che si alzassero le bandiere del rispetto e della fratellanza, della pace e della gioia di essere tutti europei, vorrei tanto che si smettesse di accusarsi a vicenda, altrimenti l’Europa continuerà a fare Harakiri in eterno! Dunque cambiamo nome a questa festa, non consideriamola più solo come una festa della vittoria militare italiana ma dandogli un nome che metta d’accordo tutti, tutti insieme dando prova di essere più cresciuti e più maturi.

Ettore Tangorra    2015



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