Perché mai alle manifestazioni ieri non c'erano le bandiere inglesi e americane? Chi sbarcò in Sicilia furono i generali inglesi e americani, e c'erano anche i veri palestinesi ossia gli ebrei che stavano colonizzando e rendendo fertile il deserto, poi c'erano australiani, neozelandesi, brasiliani e polacchi se non ve lo ricordate bene!
Come mai tutte quelle offese alla bandiera ebraica?
C'è qualcosa che non va proprio in questo "antifascismo" nostrano, quello che trent'anni fa strizzava l'occhio ai terroristi delle BR, quello del PCI che riceveva soldi dal PCUS, che irrideva il tricolore e stringeva con affetto le mani insanguinate dei terroristi palestinesi e si augurava che noi passassimo dalla parte dei popoli dell'est Europa schiacciati da dittature comuniste insanguinate. E meno male che non andò così sennò avrebbero paradossalmente compiuto lo stesso errore di Mussolini, ovvero "saltare all'ultimo momento sul carro del vincitore" portando ancora una volta la nostra povera Patria al disastro totale!
C'è qualcosa che non torna in questo antifascismo che, come ha detto qualcuno, in assenza di fascismo si erge a "bastione morale"mentre un popolo soffre privato dei suoi diritti fondamentali e schiavizzato dal "mondialismo" tanto di moda. In questi anni il popolo è stato deriso e dimenticato, stuprato e privato dei suoi diritti con la complicità di chi ormai, come la sinistra orfana dell'URSS e di Mao o la Chiesa cattolica orfana di fedeli, guarda all'Africa per raggranellare consenso e tutti ingrassano alla faccia degli italiani con i milioni che fanno sull'accoglienza le cosiddette "reti di carità" infami giri d'affari dei falsi samaritani che offrono lavoro di scambio a parenti e amici. C'è solo da vomitare...
giovedì 25 aprile 2019
25 aprile di falsità
giovedì 28 marzo 2019
"Olocausto" di Gheila Canarutto Nemni
LETTERA APERTA A NADIA TOFFA E AL SUO PROFESSORE DI STORIA
Gentile Nadia,
Oggi ho letto il suo Tweet sull'olocausto e i palestinesi. Temo abbia un po' di confusione in testa.
Olocausto è la parola italiana per indicare il nome di un sacrificio che veniva offerto nel santuario di Gerusalemme e interamente bruciato per D-o. Dell’animale non rimaneva nulla, se non un mucchio di cenere.
Quando i nazisti progettarono l’olocausto lo immaginarono e progettarono in questo modo.
In seguito alla soluzione finale degli ebrei non avrebbe dovuto rimanere più nulla. Se non delle saponette e della cenere.
Uomini, donne e bambini vennero caricati su carri bestiame senza aria ne’ cibo. I più forti che sopravvissero a quei trasporti al di là dell’umanità, trovarono la morte nelle camere a gas, nei forni crematori.
Durante l’Olocausto nessun paese aiutò gli ebrei, nessuno si adoperò per la loro causa.
Gli ebrei vennero abbandonati da tutti. Vennero assassinati nel silenzio del mondo sei milioni di essere umani. Come se gli abitanti di Milano e il suo hinterland sparissero tutti, fino all’ultima persona.
L’Olocausto fu una macchina di sterminio premeditata, in cui l’ebreo, come essere umano, perse ogni connotato di umanità agli occhi dei nazisti, dei polacchi, dei tedeschi, degli ungheresi, dei francesi, degli italiani.
Essere ebrei in Europa tra il 1938 e il 1945 significava una morte quasi certa.
I palestinesi sono arabi trapiantati in quelle terre per volere dei paesi arabi. Come disse Zahir Muhsein, i palestinesi vennero inventati per controbilanciare gli ebrei che arrivavano a vivere nelle terre deserte dell’allora Palestina.
I palestinesi non hanno mai vissuto in quella terra per tremila anni.
Gli ebrei su quella terra ci hanno vissuto davvero senza interruzione.
Durante gli ultimi secoli la presenza ebraica in Palestina si è rinforzata.
In Europa, ben prima del nazismo, gli ebrei venivano massacrati nei pogrom, accusati ingiustamente di tradimento, bruciati vivi perché non andavano in chiesa.
Nella Palestina di allora gli ebrei portarono con se’ valori troppo distanti da quelli dei paesi circostanti.
E quella democrazia poi nata nel 1948 e chiamata Israele diventò come una spina nel fianco delle dittature arabe. Quel piccolo paese in cui il tasso di analfabetismo è pari a zero, in cui tutti, a prescindere dal colore della loro pelle e dalla religione, hanno gli stessi diritti, in cui le donne guidano governi e pilotano aerei, in cui vive un milione di cittadini arabi che vanno a votare i propri rappresentanti nel parlamento israeliano, questa minuscolo puntino con altissima concentrazione di valori umani, si è trasformato in una miccia che potrebbe mettere in testa idee destabilizzanti agli abitanti dei paesi limitrofi.
Israele non ha mai smesso di dare ai palestinesi l’elettricità, l’acqua, le medicine, pagate con dichiarazioni di odio e attacchi terroristici.
Israele continua ad accogliere i malati palestinesi nei propri ospedali, li opera, li cura. Alcuni di essi sono tornati a ringraziare con addosso cariche di tritolo in grado di fare saltare per aria un intero reparto ospedaliero.
Nessun governo israeliano e nessuno israeliano si è mai sognato o prefisso di uccidere deliberatamente un solo palestinese.
Per gli ebrei la vita anche di un nemico, ha un valore intrinseco.
Se cerca qualcuno su cui addossare la colpa, non valichi con la sua mente il confine che ancora tutela la salvaguardia dei cittadini israeliani.
Passeggi per le vie di Gaza alla ricerca dei giornalisti che riprendono le manifestazioni contro il governo palestinese. Cerchi gli oppositori del regime, si prefigga l’obiettivo di trovare un solo ebreo.
Non troverà niente di tutto questo.
Come non troverà risorse spese nella ricerca ne’ finanziamenti europei investiti nello sviluppo. Perché tutto il denaro viene speso per mantenere in vita la violenza, l'ignoranza e l'odio.
Con la speranza che il suo professore di storia accorra in suo aiuto e ripari i danni causati dal fumo antisemita mediatico con cui troppe persone vengono accecate ogni giorno.
Gheula Canarutto Nemni
lunedì 28 gennaio 2019
Globalizzazione e immigrazione
Solo tre cose possono giustificare il desiderio di accogliere tutto il mondo nel proprio paese: fanatismo religioso, sordidi interessi o malattia mentale. In tutti i tre casi viene messo a rischio un paese senza un motivo valido. Allora io dico, la religione tenetevela per voi nel vostro privato, gli interessi di sporchi guadagni meritano la persecuzione e il carcere duro, e infine i vostri personali problemi di identità o psichici fateveli curare da medici bravi.
Un Ministro degli affari interni ha il dovere, non la possibilità, ma il dovere di difendere la Repubblica da tutto ciò che può minacciarla direttamente o indirettamente, da tutto ciò che può costituire a breve o lungo termine un danno o uno stress per i suoi cittadini, specialmente quelli anziani, poveri, in difficoltà già provati da crisi ed emergenze di ogni tipo. Il Ministro ha il dovere di pensare a chi abita nelle periferie e nelle case popolari dove le diverse culture non sono viste come snobistico e schicchettoso "colore folkloristico" ma spesso, anche se per fortuna non sempre, come fonte di conflitti tra poveri ed aumento della maxi e della microcriminalità.
Il cittadino della Repubblica, tranne quei pochi milioni di agiati e colti radical-chic delle élites politiche e intellettuali, in genere non gode in Italia di una gran protezione sia per ciò che riguarda il lavoro sia per ciò che riguarda l'alloggio e gli aiuti alla famiglia, ed è proprio su questa categoria di persone che annovera operai, impiegati, esodati, pensionati, divorziati e single, giovani senza occupazione che non sanno se restare o andare all'estero, che pesa di più il peso di una accoglienza indiscriminata e dissennata in un paese poco organizzato per definizione. Questo popolo era quello che difendeva la vecchia sinistra un tempo, quella che ricordo io, quella dei diritti dei lavoratori e dell'emancipazione sociale e culturale dell'uomo e della donna, quella che oggi invece è asservita al piano criminale del capitalismo mondiale teso ad affossare diritti e stipendi dei più in nome di una globalizzazione fallimentare che deporta in modo criminale da un continente grande e ricco di risorse come l'Africa milioni di futuri schiavi a basso prezzo e senza diritti, donne lasciate languire nella schiavitù di culture arretrate che poco interessano al neocapitalismo mondiale che tutto si mangia e tutto distrugge.
Ettore Tangorra 2019
mercoledì 11 aprile 2018
Un piccolo bilancio
Ettore Tangorra, aprile 2018
sabato 3 marzo 2018
Gradi militari che follia!
Ogni paese in generale segue le proprie tradizioni che a volte risalgono a secoli prima, e vabbè, fa parte della Storia e della vanità degli Stati. Questo può essere simpatico nel caso di una parata militare dove vengono esibiti colori diversi, fogge diverse, stendardi e berretti diversi, con bande colorate che suonano marce per celebrare come una festa popolare. Nel caso però dei distintivi di grado, che identificano il ruolo, il servizio, il livello o l'anzianità di ogni singolo soldato o marinaio, si raggiunge davvero la follia, e non solo tra diverse nazioni ma persino tra diversi corpi dello stesso paese. Questa è una cosa che proprio non capisco specie se si tratta di paesi che fanno parte della stessa alleanza come ad esempio la NATO o altre. Durante azioni di polizia o di combattimento, dove le sgargianti e tradizionali uniformi da parata sono lasciate nell'armadio e sostituite da più pratiche "tute da lavoro" in genere verde oliva o mimetiche, sarebbe logico vedere quantomeno un po' più di "uniformità" come dice la parola stessa. Nel caso di operazioni congiunte delle forze armate o delle polizie di diversi paesi i partecipanti sono costretti a prendere confidenza con tutte le diverse tradizioni o filosofie o scuole di pensiero riguardanti i gradi e le qualifiche militari, mentre sarebbe molto più logico che almeno in questo campo vi fosse più omogeneità e reciproco riconoscimento a prima vista. Così non è perché ogni Nazione tiene gelosamente alle sue tradizioni e difficilmente rinuncerebbe al suo particolare modo di definire o disegnare graficamente questi gradi e queste qualifiche. Mi domando davvero che senso abbia tutto questo, per lo meno all'interno di un unico continente come l'Europa dove persino le targhe automobilistiche, un tempo molto diverse, si vanno via via uniformando e si arriverà presto ad un modello unico si spera! Durante un'azione anche solo di polizia io mi domando come ci si faccia a riconoscere per grado e qualifica a colpo d'occhio se non dopo aver studiato attentamente decine di modelli nazionali differenti tra loro. In alcuni paesi le stelle a cinque o sei punte sono riservate ad esempio ai Generali, mentre in tutti gli altri possono definire anche semplici ufficiali ed in altri paesi anche solo dei sottufficiali o dei soldati di truppa. Barrette orizzontali in alcuni paesi definiscono gli ufficiali mentre in altri i sottufficiali e così via...Non ne parliamo poi quando dall'Esercito o dalle polizie si passa alla Marina o all' Aeronautica: a questo punto persino all'interno dello stesso paese si fa fatica a star dietro alle differenze e ai probabili equivoci! Insomma un caos assurdo e senza senso.
sabato 6 gennaio 2018
RIVOLUZIONE AMMINISTRATIVA IN CORSICA
Il ministro dell’Educazione francese Najat Vallaud-Belkacem ha dichiarato che queste decisioni mirano “alla promozione del riconoscimento delle Lingue e delle culture regionali, nella speranza di sostenerne lo sviluppo e di assicurarne la conservazione grazie ad un insegnamento professionale ed eccellente”.(Franciscu Pala)
giovedì 12 gennaio 2017
ISLAMOFOBIA
ISLAMOFOBIA. Che parola pesante, quasi ridondante, certamente molto attuale. La prima cosa che viene in mente è di assimilarla che so ad esempio a "omofobia" o "fotofobia" o "agorafobia" o "aracnofobia"...insomma a tutte le reali o immaginarie fobie che popolano la mente delle persone. Ma una fobia è una fobia: voglio dire che se uno ha paura di un ragno evita il contatto con qualsiasi animale di questa categoria e spera di non incontrarne perché il povero animaletto suscita in lui per motivi psicologici repulsione o paura. Così se qualcuno è affetto da paura degli spazi aperti (agorafobia) trovandosi di colpo sulla Piazza Rossa di Mosca avrà immediatamente una sensazione di attacco di ansia o di panico o quanto meno avrà paura di poterli avere entrambi. Chi soffre di "fotofobia" sarà forse affetto da qualche malattia oculistica o da qualche sindrome psicologica, non so. In ogni caso ogni fobia di cui parliamo è un qualcosa da cui ripararsi, tutelarsi, da cui rifuggire il più possibile per evitarci effetti sgradevoli o anche gravi. Lecito fuggire dal male fisico o mentale, così com'è lecito domandarsi come convivere con la nostra fobia o come curarla secondo un metodo scientifico. Lo spazio aperto, la luce, il ragnetto esistono in natura e hanno una loro ragione d'essere scientifica, fisica, biologica, e questa loro ragione d'essere non dipende da nessuna imposizione o leggenda o idea sbagliata. E' la loro ragion d'essere e basta e si basa sulla natura. Ma nel caso delle culture o delle religioni non è proprio così, non è esattamente la stessa cosa. Se la natura si autoregola o si autoconserva e si riproduce secondo regole precise e logiche, non è la stessa cosa per queste "costruzioni fantasiose umane" che noi chiamiamo religioni e che sono immerse o che derivano da determinate "culture". Qui non c'è logica, qui non c'è più fisica o natura, qui c'è solo devianza filosofica umana. La Libertà è il massimo dei valori certamente, a patto che la Libertà finisca dove inizia quella degli altri e dove inizia l'opinione degli altri. Dunque se le fobie sono giuste lo sono ancor di più quelle verso o contro le filosofie o le religioni che non hanno una loro base scientifica o naturale ma si basano sulle devianze tipiche di una specie, quella umana, che ha sì sviluppato durante l'evoluzione un potente cervello, ma che ancora in questa fase non ragiona sempre in termini di stringente logica. Islamofobia dunque, così come Cristianofobia o Semitofobia (esiste?) o se preferite diciamo pure MONOTEISMOFOBIA. Bè queste TRE a me sembrano le più legittime delle fobie proprio perché chi più e chi meno, bisogna riconoscerlo, hanno limitato, limitano, rischiano di limitare o limiteranno fortemente la sacra Libertà di ogni singolo individuo, cercando di incasellarlo in un sistema-formicaio dove tutti dovrebbero pregare nella stessa direzione o vestirsi nello stesso modo o mangiare tutti le stesse cose o a sentirsi in "colpa" per essere omosessuali o femmine attraenti (o maschi attraenti beninteso). Questo MONOTEISMO ha sviluppato nei secoli il predominio del maschio, del padre, del fratello, del marito in particolare sulla femmina, figlia, sorella, fidanzata o moglie e questa PAURA è una più che legittima paura, è una più che legittima FOBIA, la fobia peggiore e più minacciosa di tutte! Chi sottovaluta questo sottovaluta se stesso e la propria Libertà, il proprio Valore intrinseco di essere umano. Noi di origine monoteistica cristiana abbiamo fortemente condizionato il mondo nei secoli passati, oggi tocca al pericolosissimo Islam. Badate bene che non si può parlare di Islam "moderato" o Islam "radicale" perché l' Islam è per definizione totalizzante, arrogante e totalitario come una vera dittatura politica e avvolge di sè ogni aspetto della vita, non solo della vita religiosa ma della vita umana di tutti i giorni, e ahimè ne esiste uno solo e fa duramente a cazzotti con la Democrazia, con i Diritti Civili, con l' Uguaglianza e la sacra Libertà perché esso stesso trascina con sè altre folli fobie come la SESSUOFOBIA e L' OMOFOBIA, e basterebbero solo queste due a farci tremare le vene e i polsi!
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